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Cosa fare a Tarquinia, tra storia millenaria e mar Tirreno

Tarquinia è sicuramente uno dei centri più conosciuti della Tuscia, per la sua posizione privilegiata sulla costa tirrenica e per la storia lunga millenni che racconta. 

Etruschi, tombe dipinte, spiagge lunghissime e molto altro. Ecco i nostri consigli su cosa fare a Tarquinia, per scoprire la città e tutti i suoi tesori.

Necropoli di Monterozzi

La prima irrinunciabile tappa di un viaggio a Tarquinia è sicuramente la necropoli di Monterozzi: le sepolture sono numerosissime, oltre seimila, per la maggior parte scavate nella roccia e sormontate da tumuli, da cui il nome di “monterozzi”.

All’interno della necropoli si contano almeno 200 tombe dipinte (risalenti a un periodo che va dal VII al II sec. a.C..) tesoro prezioso di quest’area archeologica che è una delle più importanti dell’intero Mediterraneo. Vi basterà visitare anche solo le più importanti e famose, come quella dei Giocolieri, quella delle Leonesse, quella dei Leopardi o della Caccia e della pesca, per farvi un'idea della meraviglia di cui erano capaci gli antichi etruschi.

Necropoli Etrusca di Tarquinia

Sulla collina subito dietro la necropoli un tempo sorgeva l'antica Civitas, il centro abitato etrusco che sorgeva a diversi chilometri dalla costa dove invece era situata Gravisca, importante porto del Mediterraneo. La Civita si estendeva per circa 140 ettari ed era situata su un colle, denominato Pian di Civita, dominante la valle del fiume Marta, un emissario allora navigabile del lago di Bolsena.

Ancora oggi sul pianoro di Pian di Civita sorge il basamento del tempio denominato "Ara della Regina", risalente al sec. IV a.C. decorati con i Cavalli Alati che oggi sono visibili all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.

Centro storico dell'antica Corneto

Il centro storico di Tarquinia, che nel Medioevo era chiamata Corneto, merita una visita per le belle piazze, i palazzi antichi e le torri che si stagliano nel cielo.

Le mura che circondavano la cittadina sono tuttora in piedi e racchiudono bellezze preziose come il Palazzo del Comune, la Fontana monumentale e alcune chiese imperdibili come quella di San Francesco e il Duomo, dedicato a Santa Margherita e San Martino.

Da visitare assolutamente anche la Chiesa Santa Maria in Castello, mirabile esempio di architettura romanica risalente al XIII secolo con splendide decorazioni in stile cosmatesco che ritroviamo anche nella facciata del Duomo di Civita Castellana.

s maria in castello tarquinia

Dal Belvedere della Ripa, infine, potrete godere di un bellissimo panorama su tutto il territorio circostante, la Maremma e il mare che si trova a soli 5 km da qui.

Museo Nazionale Etrusco

Se la visita alla necropoli di Monterozzi non vi è bastata, potete continuare a scoprire la storia degli etruschi e di questo territorio presso il Museo Nazionale Etrusco, ospitato all'interno del bellissimo Palazzo Vitelleschi, risalente al sec. XV, al cui interno sono custoditi sarcofagi etruschi, ceramiche e oggetti di uso quotidiano che vi aiuteranno ancora di più ad immergervi nella storia antica della Tuscia.

Palazzo Vitelleschi

Al pianterreno del bellissimo stabile si trovano sarcofagi di grande pregio, alcuni in marmo greco, databili IV secolo a.C.. Il primo piano ospita invece le ceramiche provenienti dalle necropoli di Tarquinia, testimonianze importanti dell’arte etrusca e della pittura. Dal loggiato del secondo piano si gode di una spettacolare vista sulla città e sulla campagna circostante che la separa dal mare. Qui sono conservate e ricostruite una serie di tombe dipinte i cui affreschi sono stati staccati e riposizionati qui, in ambienti controllati e climatizzati.

In una delle sale sono conservati i Cavalli Alati a cui facevamo riferimento nelle righe precedenti, che facevano parte della decorazione fittile dell’ “Ara della Regina” a Pian di Civita.

Chiesa della Madonna di Valverde

Dopo esservi persi per i vicoli che costituiscono il cuore di Tarquinia e aver vissuto un viaggio nel tempo fino alle epoche villanoviana, etrusca e romana, una delle cose da fare a Tarquinia è spingervi fuori per visitare la Chiesa della Madonna di Valverde, costruita dall'ordine dei Servi della Beata Maria Madre di Cristo di Marsiglia, ordine monastico francese che lasciò nella Chiesa di Tarquinia una tavola del XIII secolo con l’immagine della Madonna col bambino benedicente.

Madonna-di-Valverde‏

Il culto mariano continuò anche successivamente all'abbandono da parte della congregazione: la chiesa, passata sotto il controllo della comunità cittadina, divenne santuario civico “contra pestem” a memoria della liberazione della città dalla peste. Ancora adesso, questo prodigioso avvenimento viene ricordato ogni anno con il coinvolgimento dell’intera cittadinanza e dei “signori della festa”, cioè i priori delle arti rurali, come bifolchi e vaccari.

Riserva Naturale Statale Saline di Tarquinia

Se siete amanti della natura non potete non raggiungere il mare di Tarquinia e in particolare la zona della Riserva Naturale Statale Saline di Tarquinia, che occupa un'area di 170 ettari a ridosso del litorale dell'antica città etrusca di Corneto.

saline di tarquinia avifauna

La riserva è stata istituita per la conservazione degli uccelli tipici delle lagune costiere tirreniche ed è gestita dal Corpo Forestale dello Stato. L'attività di estrazione del sale nel frattempo invece si è gradualmente ridotta fino a cessare completamente nel 1997.

Oltre alle vasche fanno parte della Riserva delle Saline ambienti diversi come spiagge, dune, steppa mediterranea e pineta abitate da una ricchissima fauna tipica locale.

MUST: Museo Diocesano comunale di Arte Sacra 

L'ultima tappa che vi consigliamo di fare a Tarquinia è il MUST, il Museo diocesano comunale di Arte Sacra di Tarquinia, costituito nel 2001 nelle sale del Palazzo Vescovile della città. Nelle sale del piano nobile bell’edificio rinascimentale, che ospita anche l'archivio Diocesano, sorge invece il Museo.

Si tratta di una galleria con una serie di ritratti di prelati illustri e undici sale, di cui una dedicata al vescovo C. Chenis (1954-2010), dove sono esposti parementi, oggetti, arredi liturgici, mobilia e dipinti provenienti da edifici di culto del Comune e del territorio e databili dall’XI al XX secolo.