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Il Rinascimento nella Tuscia: splendore e meraviglia

Il Rinascimento nella Tuscia fu un periodo di splendore che trasformò questa parte estrema del Lazio nell'Arcadia di Roma, dove le nobili famiglie romane, dai Chigi ai Colonna, dagli Orsini ai Farnese giungevano per riposarsi e godere delle bellezze e dei sapori di questa terra unica.

Molti di essi decisero di stabilire nel viterbese la loro dimora estiva o quella di riposo durante i periodi di stanchezza e malattia: i Farnese per esempio, furono così presenti, sul nostro territorio, che ancora oggi è possibile compiere un vero e proprio itinerario Farnesiano, andando alla scoperta di tutte le meraviglie che questa potente famiglia romana fece costruire nella nostra provincia.

Tra gli architetti che maggiormente furono coinvolti in questa opera di costruzione e trasformazione del territorio della Tuscia ci furono il San Gallo e il Vignola, il primo impegnato soprattutto nella realizzazione degli edifici fortificati, il secondo in quella di ville e palazzi.

Videro così la luce meravigliose residenze con giardini all'italiana, dove i signori di un tempo solevano rifugiarsi e trovare ristoro dall'afa cittadina grazie alle grotte artificiali e alle fontane scenografiche che qui avevano fatto realizzare.

Giardini all'italiana - Castello Ruspoli

Giardini all'italiana - Castello Ruspoli

Fu così che su un territorio ricco di storia che parte prima degli Etruschi ed arriva fino a noi, nei borghi arroccati sul tufo della Tuscia, furono realizzate opere dal gusto rinascimentale e barocco, con alcuni spunti architettonici molto particolari ed esuberanti, come per esempio la Fontana Papacqua di Palazzo Chigi Albani a Soriano nel Cimino.

Tra le realizzazioni più importanti del Rinascimento nella Tuscia non possiamo non ricordare Il Palazzo Farnese di Caprarola, Villa Lante a Bagnaia e il Bosco Sacro di Bomarzo di cui parleremo a breve, ma non solo: anche il Palazzo Vitelleschi a Tarquinia, il Castello Orsini di Soriano nel Cimino, il Castello Ruspoli di Vignanello, il Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e il Palazzo Odescalchi a Bassano Romano sono solo alcune delle meravigliose costruzioni riconducibili al periodo del Rinascimento nella Tuscia.

Esse meritano di esser visitate e ammirate per la bellezza unica dei loro affreschi, per la cura dei dettagli, per gli splendidi giardini all'italiana che circondano alcune di queste opere, trasformandole in luoghi da fiaba, senza tempo.

Bomarzo e il Bosco Sacro

Una commistione di generi unici che si fondono per dare vita a qualcosa di unico nel suo genere: a pochi passi dal centro storico di Bomarzo, cittadina costruita su uno sperone di tufo, con le sue case arroccate e il suo castello, la famiglia Orsini fece realizzare il Bosco Sacro di Bomarzo, noto a tutti come Parco dei Mostri, che rompe ogni regola geometrica e prospettica per dar vita a uno dei giardini più particolari del nostro Paese.

Parco dei Mostri - Bomarzo

Parco dei Mostri - Bomarzo

Al suo interno, sulle rocce di origine vulcanica che caratterizzano questo territorio sono state scolpite figure mostruose e mitologiche, con un gusto manierista tipico del rinascimento e ancor di più del barocco: si susseguono così, senza soluzione di continuità, una casetta pendente che fa girare la testa a chi prova ad entrarvi, una gigantesca tartaruga, un colossale Ercole, un elefante infuriato, un mostro dalle fauci spalancate e molto altro ancora.

Caprarola e il Palazzo Farnese

Il Palazzo Farnese di Caprarola fu fatto costruire dalla potente famiglia dei Farnese, su una collina alla sommità del borgo, in posizione dominante rispetto all’intero abitato e al territorio circostante, proprio perché la sua posizione e la sua mole, dovevano ricordare e celebrare la grandezza di questa potente famiglia.

Il Palazzo, nato come residenza fortificata con il San Gallo, assunse invece, sotto la guida del Vignola, l’aspetto di una meravigliosa dimora signorile del Rinascimento.

Gli ambienti interni si sviluppano intorno al cortile circolare e vantano affreschi del Vignola, di Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, di Raffaellino da Reggio, di Taddeo e Federico Zuccari e di Giovanni Antonio da Varese che ha dipinto le carte geografiche della Sala del Mappamondo.

Il pianterreno e il piano delle stanze del cardinale sono collegati tra loro dalla monumentale Scala Regia, di forma elicoidale, una delle opere più stupefacenti del Barozzi.

Scala Regia - Palazzo Farnese, Caprarola

Scala Regia - Palazzo Farnese, Caprarola

Le camere private del cardinale affacciano su due piccoli giardini quadrati, i cosiddetti “Giardini Bassi”, che furono realizzati dal Vignola e pensati come sintesi perfetta tra natura e artificio, normale prosecuzione del Palazzo all’esterno e chiusura simmetrica dell’Asse che inizia con la cosidetta “Via Diritta” di fronte al Palazzo stesso.

Il Vignola anni dopo la realizzazione di questa porzione di parco, continuò la sistemazione architettonica del cosiddetto parco e sfruttò la collocazione del Palazzo e le sorgenti presenti sulla collina per alimentare le fontane disseminate lungo i "Giardini Alti" che portano fino alla "Casina del Piacere".

Bagnaia e Villa Lante

Altro mirabile esempio di arte rinascimentale e di connubio perfetto tra natura e architettura è senza dubbio rappresentato da Villa Lante, a pochi chilometri da Viterbo, nella frazione di Bagnaia,

Anche se il primo progetto della Villa risale addirittura al XIII secolo, è solo alla fine del 1400 che il cardinale Raffaele Sansoni Riario, nipote di Sisto IV e vescovo di Viterbo, decise di far costruire il “barco” per l’attività venatoria.

Successivamente, dopo l'arrivo dell'acqua nelle vicinanze della Villa, il cardinale Giovanni Francesco Gambara, membro del Sant’Uffizio, decise la trasformazione del “barco” in villa e l’aggiunta del giardino all’italiana, con le splendide fontane e le due palazzine gemelle.

A metà del XVII secolo venne realizzato un nuovo acquedotto e la Villa divenne di proprietà della famiglia Lante, da cui prenderà il nome.

Villa Lante - Bagnaia, Viterbo

Villa Lante - Bagnaia, Viterbo

Molti attribuiscono l'opera al solito noto, Jacopo Barozzi da Vignola, già attivo a Caprarola; indipendentemente da questo Villa Lante è un pregevole esempio di architettura rinascimentale e di coesistenza tra natura e intervento umano. 

Il paesaggio è dominato dalle fontane e dai giochi d'acqua che esse sono portate a realizzare, all'interno di una struttura pensata nei minimi dettagli e perfettamente simmetrica, che ha origine dalla Fontana del Diluvio, nel terrazzamento superiore e si chiude nell’isola centrale che ospita la fontana dei Mori.