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Nel centro di Viterbo alla scoperta di Pianoscarano

Pianoscarano è molto più di un semplice quartiere di Viterbo: è un paese nella città, un angolo di medioevo che ha conservato pressoché intatte le sue caratteristiche e le sue tradizioni.

Si tratta di un quartiere da sempre abitato da artigiani e operai che ancora oggi conserva questo suo carattere popolare, lo spirito identitario e l’atmosfera unica che tanto lo contraddistingue.

Il nome di Pianoscarano deriva da Vico Scarano ed è presente nelle cronache medievali anche con la denominazione “Squarano” o “Scarlano”: si pensa che il termine possa derivare dal longobardo squara (“schiera”) e questo farebbe pensare che proprio in questo luogo fossero accampate le truppe durante la dominazione longobarda, intorno alla seconda metà dell’VIII secolo.

In questi tempi quindi, il vico risultava già abitato; successivamente ci fu un periodo di abbandono che si concluse con l’acquisto di questa zona da parte del Comune che la incluse nella cinta muraria e la fece diventare parte integrante della città.

All’epoca il quartiere di Pianoscarano era chiuso tra due piccoli torrenti: uno di questi, il Paradosso, lo separava dal resto della città. Ad oggi il fosso non esiste più e al suo posto l’omonimo ponte unisce il quartiere di San Pellegrino con quello di Pianoscarano.

Ponte del Paradosso

Passeggiando per i vicoli di Pianoscarano ci si rende conto di come esso abbia conservato la sua antica stuttura urbana e viaria e di come sia forte l’impronta medievale; la maggior parte degli antichi edifici infatti risale al XII secolo.

Nel cuore del quartiere sorgono due chiese: quella di San Carlo e quella di Sant’Andrea. Quest’ultima risulta essere stata costruita intorno al XII secolo su un edificio primitivo di tre secoli prima; nel corso del tempo essa è andata incontro a numerosi restauri e trasformazioni, fino alla distruzione a seguito del bombardamento del 1944. L’aspetto romanico che oggi possiamo ammirare è il frutto della ricostruzione successiva alla Seconda Guerra Mondiale, anche se in alcuni punti, come nella cripta sono ancora visibili tracce degli affreschi duecenteschi andati persi durante lo scontro bellico.

Altro angolo da non perdere di Pianoscarano è la piazza con la Fontana del Piano, una delle classiche fontane a fuso che riempiono le vie e le piazze del capoluogo della Tuscia.

Fontana di Pianoscarano

L’attuale Fontana del Piano si trova nello stesso punto in cui sorgeva quella originale che fu fatta distruggere da Papa Urbano V al seguito di una sommossa scoppiata tra il suo seguito cardinalizio, di ritorno da Avignone, e la popolazione di Pianoscarano: lo scontro si verificò dopo che il servo di un cardinale lavò un cane nella fontana che i cittadini della zona usavano per tutte le loro necessità quotidiane. La reazione del Papa alla rivolta fu violenta e portò alla morte di molti cittadini e alla distruzioni di torri e abitazioni della zona, oltre alla Fontana del Fuso che fu ricostruita circa dieci anni dopo.

In antichità questa fontana veniva utilizzata per lavare le botti durante la vendemmia: quello che si verificava era un vero e proprio assalto all'acqua con vere e proprie risse per riuscire ad ottenere il posto più vicino alla fontana.

Il Comune di Viterbo si vide costretto a stabilire dei turni di lavaggio sulla base del tempo impiegato a far rotolare la botte, in salita, lungo la "piaggia" che porta alla fontana stessa. 

Ancora oggi, ogni anno, a settembre, questa gara viene rievocata e rivissuta da tutti i cittadini di Pianoscarano attraverso quello che viene chiamato "Il palio delle botti". 

Palio delle Botti