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Visitare Marta tra pesca e turismo sul lago di Bolsena, 5 cose da fare.

La cittadina di Marta sorge sulle sponde meridionali del Lago di Bolsena, proprio di fronte all’isola Martana. Si tratta di un caratteristico borgo di pescatori che reca ancora oggi i segni delle diverse epoche storiche che ha vissuto ed è famoso per le sue tradizioni radicate nel tempo e la sua enogastronomia. Scopriamo 5 cose da fare a Marta, tra cucina, storia e natura. 

Porto di Marta

Porto di Marta

1) Visitare i resti dell'antica Marta

A pochi chilometri dall’attuale centro di Capodimonte sono state portate alla luce testimonianze di civiltà preromane, nell’area di Cornossa e Monte Leano. Nel centro di Marta invece, sorgono la torre ottagonale dell’antica Rocca duecentesca, il Palazzo Farnese e la Chiesa di Santa Maria.

2) Passeggiare e mangiare sul lungolago

Nella sponda meridionale del Lago sorge il borgo dei pescatori, con le pittoresche case, le reti e le barche colorate dei pescatori che ancora oggi vivono del loro lavoro e di una tradizione tramandata di padre in figlio.

Da qui ci si può incamminare verso il lungolago di Marta, caratterizzato da un ampio viale alberato molto frequentato da locali e turisti.

Lungolago di Marta

Lungolago di Marta

Proprio sul lungolago sorgono numerosi ristoranti di pesce in cui potrete gustare numerose specialità locali. Tra tutte vi suggeriamo la sbroscia, una zuppa di pesce mista, a base di luccio, tinca, persico e anguilla, a cui si aggiungono lattarini e coregone, insieme a fette di cipolla e patate e alla profumata mentuccia e servita su pane raffermo.

3) Partecipare alla Festa della Madonna del Monte

La più importante delle feste tradizionali di Marta è sicuramente la Festa della Madonna del Monte, dal nome del santuario di origine romanica che sorge a poca distanza dal centro della cittadina.

Nota con il nome di Barabbata, viene festeggiata ogni 14 maggio a celebrazione della fertilità della terra. Gli uomini divisi secondo le antiche corporazioni raggiungono il Santuario della Madonna del Monte, portando con sé gli attrezzi degli antichi mestieri, dalle vanghe alle lenze, dalle zappe agli animali.

Un momento della Barabbata

Un momento della Barabbata

A loro si uniscono i membri del clero, la banda musicale e l’intera popolazione di Marta, procedendo su un tappeto di fiori realizzato appositamente dalle donne del paese. Dopo la messa al Santuario si continua con le celebrazioni tradizionali, con le “passate”, tre giri della Chiesa entrando dalla porta principale ed uscendo da quella secondaria, che ogni categoria rappresentata compie in onore della Madonna del Monte.

Il termine Barabbata, molto lontano da qualsiasi aurea sacra, si deve probabilmente al periodo in cui la processione divenne motivo di risse e scandali, intorno al XVIII secolo.

4) Gustare il lattarino tipico durante la sagra ad esso dedicata

Sempre a Marta, sempre in maggio, si tiene la Sagra del Lattarino. Giunta alla XL edizione, la Sagra è l'occasione per celebrare l' "Atherina lacustris", pesce tipico del Lago di Bolsena.

Lattarini fritti

Lattarini fritti

Nell'ultimo weekend di maggio si ha così la possibilità di passeggiare tra gli stand allestiti sul lungolago e fermarsi davanti all'enorme padella, dal diametro di oltre tre metri, in cui cuochi volontari friggono i piccoli lattarini freschi, pescati nelle acque del lago.

Vale la pena fare la fila per gustare questa specialità locale, accompagnata da pane casareccio e vino locale.

5) Assaggiare la Cannaiola

Conosciuto e apprezzato già nel Rinascimento da personalità importanti, da cardinali e papi, la Cannaiola è il termine con cui vengono indicate le uve e il vino prodotto nella cittadina di Marta.

Cannaiola MartaL'uva cannaiola nasce su terreni vulcanici delle zone di Marta e Capodimonte; ha acini di media grossezza, con buccia sottile di colore nero-violaceo e polpa succosa di sapore dolce-acidulo. Ne nasce un vino simile all'Aleatico di Gradoli, corposo di colore rosso rubino e gradazione intorno ai 12°.

La Cannaiola deve molte delle sue caratteristiche organolettiche alle modalità di coltivazione, ancora tradizionali, che privilegiano la qualità piuttosto che la quantità della produzione.