• Faggeta

    La Faggeta che ricopre il Monte Cimino per quasi 60 ettari, è di proprietà del Comune di Soriano nel Cimino.


    Tito Livio descrive la selva cimina come ”impenetrabile”, tanto da riuscire a bloccare le legioni di Quinto Fabio Rulliano alla fine del IV secolo a.C..


    Il bosco del Monte Cimino in realtà fu abitato fin dall’antichità; qui sono stati infatti rinvenuti resti di insediamenti etruschi e romani, custoditi nel museo Pigorini di Roma.


    Per tutto il medioevo fino agli inizi del XX sec. il bosco di Soriano nel Cimino fu utilizzato come pascolo per i suini e per la produzione di faggiole impiegate per l’alimentazione degli animali.


    Alla fine del XIX secolo alla Faggeta di Soriano nel Cimino cominciò ad essere riconosciuta una valenza paesaggistica e turistica che ancora oggi è valida.


    Oggi infatti sono tantissime le persone che arrivano in Faggeta per scoprire il patrimonio boschivo della Tuscia e camminare tra i grandi massi tondeggianti, testimonianza dell’importante attività vulcanica del territorio.


    Da tale attività nacquero infatti i cosiddetti "domi", ammassi di magma raggruppato in piccole alture coniche sormontate da enormi massi tondeggianti.


    Tra i massi presenti in Faggeta ce ne è uno molto particolare: si tratta di un grande macigno ovoidale che si regge in bilico, da secoli, su una stretta base di appoggio, detto "sasso menicante" (o, in dialetto sorianese, "naticarello").


    Facendo leva con un bastone è infatti possibile farlo oscillare in maniera evidente, tanto che Plinio il Vecchio lo definì un vero “miracolo della natura”

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