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Falerii Novi e la Chiesa di Santa Maria in Faleri

Il fascino di Falerii Novi

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    Falerii Novi ebbe origine dopo la conquista di Falerii Veteres (oggi Civita Castellana) da parte dei Romani, nel 241 a. C.


    Dopo una lunga resistenza e la sconfitta finale, Falerii Veteres, centro principale dell’Ager Faliscus, venne abbandonata e i superstiti furono trasferiti nel nuovo insediamento di Falerii Novi, costruito su un pianoro privo di difese naturali.


    Per protezione fu allora costruita una cinta muraria con blocchi di tufo rosso, pietra originaria della zona, e ben cinquanta torri difensive.


    Alcuni tratti delle mura, alte fino a 6 metri, sono ancora oggi visibili intorno a Falerii Novi. Lungo la cinta muraria si aprivano quattro porte, di cui ad oggi ne rimane solo una, la Porta Cimina detta anche Porta di Giove, per la scultura che decora la chiave di volta dell’arco stesso.


    Nei secolo Falerii Novi visse sorti alterne, con momenti di grande potere ed altri di profonda crisi; intorno all’VIII secolo i suoi abitanti iniziarono a spostarsi verso la vecchia Falerii Veteres, arroccata su uno sperone tufaceo e quindi più protetta e più facilmente difendibile.


    Santa Maria in Falleri


    Tra il 1143 e il 1145 d.C., una colonia di monaci cistercensi provenienti da Pontigny, costruì nel vecchio sito di Falerii Novi, il complesso abbaziale che ancora oggi è possibile in gran parte osservare.


    La già esistente cinta muraria era la protezione perfetta per l’abbazia che poteva contare anche su ampi campi bonificati e destinati al pascolo di bovini.


    Nel 1300 i monaci benedettini abbandonarono il monastero che si trasformò in semplice tenuta agricola, passando di mano in mano, fino al XIV secolo, quando fu affidata all’Ospedale di Santo Spirito in Saxia che la gestì fino al 1536 circa.


    Nonostante le vicissitudini e i passaggi di consegne, la Chiesa di Santa Maria in Falleri ha mantenuto il suo aspetto architettonico originario; essa è orientata con l’ingresso maggiore ad ovest e la zona delle absidi ad est in modo da poter sfruttare tutta la luce solare nel corso del giorno.


    La pianta a tre navate non ha tre ma cinque absidi all’altezza del transetto; questa caratteristica, più unica che rara nel panorama architettonico italiano, rimanda all’architettura francese cirstencense, ad esempio all’abbazia di Flaran.