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Villa Lante: il perfetto connubio tra ambiente e architettura nel gioiello rinascimentale della Tuscia

Villa Lante è di certo una delle maggiori attrazioni della Tuscia e in particolare di Viterbo, comune a cui appartiene la frazione di Bagnaia, al centro della quale sorge questa splendida villa rinascimentale tutta da scoprire e ammirare.

La villa, il cui progetto risale all’inizio del XIII secolo, si trova in posizione privilegiata, immersa tra i boschi intorno ai Monti Cimini e rappresenta il perfetto esempio di come l’architettura possa integrarsi con l’ambiente naturale creando qualcosa di unico e meraviglioso.

Nel XV secolo il cardinale Raffaele Sansoni Riario, nipote di Sisto IV e vescovo di Viterbo, fece realizzare all’interno della villa originaria voluta due secoli prima dagli alti prelati di Viterbo, allora signori di Bagnaia, il “barco” per l’attività venatoria.

100 anni dopo un altro cardinale, Niccolò Ridolfi, nipote di papa Leone X, fece arrivare a Villa Lante l’acqua che oggi, con i suoi giochi, è uno dei segni distintivi della struttura.

Il cardinale Giovanni Francesco Gambara, membro del Sant’Uffizio, decise successivamente la trasformazione del “barco” in villa, facendo aggiungere il giardino all’italiana, le fontane e le due palazzine, una delle quali porta il suo nome.

Fu questo il periodo di maggior splendore per la villa che prese le sembianze attuali e si riempì di giochi d’acqua e preziosi affreschi, realizzati all’interno delle palazzine da alcuni grandi artisti dell’epoca, come Zuccari, Raffaellino da Reggio, Tempesta e Lombardelli.

I lavori iniziati nel XVI secolo terminarono solo nel 1600, grazie all’intervento del cardinale Montalto, nipote di Sisto V, che diede il nome all’altra palazzina.

Nello stesso secolo venne fatto realizzare un nuovo, più moderno, acquedotto e la villa passò alla famiglia Lante, da cui prese poi il nome definitivo.

palazzina villa lante bagnaia

I documenti ufficiali sulla realizzazione dei lavori all’interno di Villa Lante fanno continuo riferimento a tale Tommaso Ghinucci da Siena, architetto ed ingegnere idraulico che aveva lavorato per anni alla realizzazione di Villa d’Este, a Tivoli e che aveva già operato in diversi punti all’interno del borgo di Bagnaia.

Ciò nonostante sono in molti a sostenere la possibilità di un intervento dell’artista Jacopo Barozzi da Vignola, già attivo nel Palazzo Farnese di Caprarola, tanto che a lui è intitolata la via che permette l’accesso alla villa stessa.

Indipendentemente dalla paternità artistica, Villa Lante è uno dei maggiori esempi di architettura rinascimentale della Tuscia e una pregevole testimonianza del felice connubio tra natura ed intervento umano.

Qui infatti l’armonia e l’equilibrio regnano sovrani: vi basterà fare un giro tra i viali alberati, osservare i giardini, i terrazzamenti, le statue di peperino, i maestosi alberi, le palazzine, le fontane e il panorama circostante per rendervene conto.

Fontana dei giganti Villa Lante

Come dicevamo oltre al verde è sicuramente l’acqua l’elemento caratterizzante di questo complesso: le fontane realizzate all’interno di Villa Lante infatti creano una vera e propria “via d’acqua” che si snoda tra i vari livelli della villa in maniera perfettamente simmetrica, dando un’idea assoluta di armonia e rigore.

Questo gioco d’acqua di forte impatto ottico ha origine dalla Fontana del Diluvio, nel terrazzamento superiore per poi attraversare le fontane più importanti: la fontana dei Giganti, la Tavola del Cardinale, la fontana della Catena, la fontana dei Lumini e la vasca delle Peschiere e dei Delfini.

Ciascuna di queste strutture ha un motivo specifico e una storia da raccontare: la Tavola del Cardinale per esempio è un’ampia vasca in peperino che veniva utilizzata per mantenere fresche frutta e verdura durante i pasti dei nobili.

Ma vediamo di compiere insieme un giro virtuale all’interno della villa e dei suoi tesori.

Alla scoperta dei tesori di Villa Lante

La prima fontana che si può ammirare, subito dopo il portone d’ingresso della villa è quella del Pegaso, il cavallo alato che a colpi di zoccolo fa sgorgare l'acqua dalla roccia, circondato da Muse, Grazie e Nereidi che spruzzano acqua in tutte le direzioni.

Attraverso una gradinata si accede ad un bivio: a destra si apre il Parco, una selva secolare piena di elci in cui camminare e rilassarsi mentre a sinistra c’è l’accesso vero e proprio al giardino all’ italiana.

Si tratta di uno dei più mirabili esempi di giardino all’italiana in cui tutti gli elementi soggiacciono a norme architettoniche razionali. Qui nulla è infatti lasciato al caso e pietra e vegetali si combinano in maniera unica e perfetta. Da notare la quasi totale assenza di elementi floreali che non aggiungerebbero valore particolare al voluto effetto chiaroscurale dell'insieme.

Al centro del giardino, tra le due palazzine disposte in maniera simmetrica, in posizione panoramica sul borgo e la natura circostante, sorge la maestosa fontana dei Mori, opera di Taddeo Landini.

Fontana dei mori Bagnaia

La fontana è ripartita in quattro vasche con al centro una barchetta occupata da un guerriero e sormontata dai Mori da cui prende il nome che sorreggono al centro lo stemma di papa Sisto V.

Salendo dal quadrato della fontana dei Mori verso il ripiano d'ingresso delle due palazzine si incontra la Fontana dei Lumini, composta da settanta getti d’acqua che si tuffano in altrettante tazze di peperino.

La Palazzina Gambara fu la prima delle due ad essere realizzata, per volere del cardinal Gambara, tra il 1568 e il 1578. Si tratta di una struttura lineare a forma quadrata, sovrastata da un’altana anch’essa quadrata.

Il piano terra è decorato con affreschi che rappresentano Bagnaia, il borgo antico e la stessa Villa Lante oltre al Palazzo Farnese di Caprarola e a Villa d’Este a Tivoli. Anche le stanze dei piani superiori sono riccamente affrescate e presentano interessanti arredi dell’epoca.

Affreschi Villa Lante

La Palazzina Montalto, gemella della Gambara, fu fatta costruire venti anni dopo di essa, quando il giovanissimo cardinale Montalto, ebbe in dono dallo zio papa Sisto V il Parco di Bagnaia. Le decorazioni degli ambienti interni furono realizzate intorno al 1615 dal Cavalier d'Arpino e Agostino Tassi.

Salendo lungo il pendio su cui sorge la villa si incontrano altre meravigliose fontane: tra queste quella dei Delfini, di forma ottagonale, circondata da sedili e spalliere e da sedici delfini disposti in coppia agli angoli dell'ottagono e quella dei Giganti, caratterizzata da due grandi statue in peperino che rappresentano i due giganti, il Tevere e l'Arno, da cui prende il nome.

Fontane Villa Lante Bagnaia

Quest’ultima è alimentata dalla sovrastante catena d’acqua, defluente dalla Fontana dei Delfini per caduta naturale, che scorre tra volute e salti come una vera e propria catena d’acqua.

La villa termina con lo spettacolo della Fontana del Diluvio, all’interno di una grotta affiancata da entrambi i lati dalle due logge delle Muse che un tempo erano luoghi dedicati al riposo e al diletto. Su entrambe le facciate è ben visibile il gambero, simbolo araldico della famiglia Gambara.

Fontana Bagnaia

Prima di lasciare la villa vi consiglio una passeggiata all’interno del grande Parco che si apre appena fuori dal giardino all’italiana: qui sorgono altre belle fontane, come quella ottagonale e quella dei Monticelli, chiamata così dai monticelli che affiorano dall’acqua al centro della struttura e riproducono il simbolo dei Montalto.

Oltre alle fontane troviamo disseminate nel parco alcune interessanti strutture come la ghiacciaia cilindrica, interrata per circa 10 metri e fatta realizzata dal Comune di Bagnaia all’inizio del 1600; ogni anno essa veniva riempita di neve a spese della comunità per mantenere fresche le bevande durante il periodo estivo.

La struttura più antica di tutta la villa invece è il Casino di caccia, fatto costruire nel 1521 da Ottaviano Visconti.

Dopo questo tour virtuale non vi resta che andare a scoprire dal vivo tutte le meraviglie di questo tesoro della Tuscia rinascimentale che sorge a pochi chilometri da Viterbo.