Tuscia letteraria: i luoghi amati dagli scrittori 

Oggi voglio portarti alla scoperta della Tuscia letteraria attraverso i luoghi cari a grandi scrittori del passato, che li raccontarono nelle loro opere o li scelsero come luoghi di ritiro per ritrovare l’ispirazione.

Pasolini e la Torre di Chia

Il viaggio nella Tuscia letteraria non può non iniziare da Pasolini, personaggio controverso, poeta, scrittore e regista che aveva eletto a suo rifugio un angolo di Tuscia e una torre immersa nelle campagne di Chia, nel territorio di Soriano nel Cimino.

Nei suoi scritti troviamo tantissime descrizioni di questo angolo, del bosco che lo circonda, del torrente e delle vicine cascate di Fosso Castello, che fanno di questo luogo un vero paradiso terrestre e che Pasolini scelse come scenario per la registrazione di alcune scene del suo “Il Vangelo secondo Matteo”.

Ancora adesso, percorrendo la superstrada che collega Orte a Viterbo è possibile ammirare la costruzione medievale che Pier Paolo Pasolini aveva acquistato e scelto per rifugiarsi e lavorare in pace, lontano dal caos cittadino.

E proprio Orte, famosa per la sua posizione su uno sperone di tufo e per la sua città sotterranea, era stata indicata dallo scrittore come esempio personale di città perfetta e modello di struttura urbana da imitare, con la sue rupe “perfetta e assoluta”.

Un legame fortissimo quello tra Pasolini e la Tuscia che ritroviamo anche nel famoso film Uccellacci e Uccellini” con Ninetto Davoli e Totò: alcune delle scene più importanti del film infatti furono ambientate in provincia di Viterbo ed in particolare a Tuscania, tra Viterbo e il mare Tirreno.

Pirandello e l’amore per i monti Cimini

A Soriano nel Cimino fu legato anche un altro grandissimo personaggio nel ‘900 italiano: Luigi Pirandello. Lo scrittore e drammaturgo siciliano vi ambientò due novelle, pubblicate sul Corriere della sera, nel 1911 e nel 1913: “Tomassino ed il filo d’erba” e “Rondone e rondinella” il cui protagonista è il bellissimo Castello Orsini.

A Soriano, dove viveva il suo professore di filologia romanza, Ernesto Monaci, Pirandello trascorse per molto tempo le sue vacanze estive. E la cittadina della Tuscia ha omaggiato uno dei nostri autori più famosi e il suo amore per la Tuscia e i monti Cimini con un monumento realizzato nel 2004 dall’artista Gianluca Bagliano e posto in Via Vittorio Emanuele III.

La Tuscia nella Commedia di Dante

In quel caleidoscopio di personaggi e luoghi rappresentati nella Commedia di Dante troviamo anche numerosi riferimenti al territorio della Tuscia.

Dante cita infatti alcuni grandi personaggi originari della provincia di Viterbo come per esempio San Bonaventura da Bagnoregio. Racconta poi episodi di sangue come l’uccisione di Enrico di Cornovaglia, nipote di Enrico III d’Inghilterra, ucciso da Guido di Montfort nella bellissima Chiesa del Gesù che sorge nel quartiere San Pellegrino, nel cuore di Viterbo.

Non mancano i riferimenti ai papi che vissero a Viterbo nel periodo in cui il capoluogo della Tuscia divenne sede pontificia. Quattro di essi sono collocati tra inferno e purgatorio mentre Giovanni XXI, unico papa portoghese della storia, è posto tra i sapienti del paradiso grazie alle sue opere teologiche.

Il viaggio nella Tuscia di Goethe

Il viaggio nella Tuscia letteraria continua con Johann Wolfgang von Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” racconta alcune delle sue tappe nel Lazio prima di arrivare alla Capitale. Ci restano racconti suoi e di alcuni storici e dei disegni che realizzò durante il cammino. Sappiamo che attraversò il Viterbese, toccando alcuni luoghi simbolo della nostra terra, da Civita Castellana al lago di Vico, da Monterosi a Sutri, famosa per il suo anfiteatro romano, le necropoli ed il Mitreo.

L'anfiteatro romano di Sutri

Lo scrittore tedesco si fermò a Ronciglione per una sosta caffè insieme ai suoi compagni di viaggio, prima di proseguire verso la Toscana passando per Capranica, Viterbo, il lago di Bolsena e Montefiascone, che sorge lungo la Via Francigena, a cento chilometri esatti da Roma.